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2002 – Franco Cajani

L’immagine segreta di Franco Vasconi

La mostra personale di Franco Vasconi, impaginata nella Galleria Civica “Ezio Mariani”, è un atto dovuto dell’Amministrazione Comunale a un cittadino onorario di Seregno ma soprattutto a un epigono della “ nuova figurazione “.

Di proposito ho voluto prendere in prestito per questo rassegna il titolo “L’immagine segreta di Franco Vasconi” coniato da Giuseppe Marchiori dopo aver visto i bozzetti preparatori dell’affresco inneggiante alla libertà realizzata su un muro della città nel 1976.

(….) L’armonia dei colori si fonde soprattutto nelle combinazioni luminose, che si proiettano nello spazio, diviso in sezioni, secondo un’ottica felicemente inventata e che nell’Omaggio alla libertà assume un particolare rilievo nella trasfigurazione fiammeggiante dell’immagine modulata su gamme vibranti di rossi. E’ questo il senso preciso della ricerca che ha origine dalla pratica dell’affresco, concepito alla maniera degli antichi nei suoi lineamenti essenziali, ma trasformati nella pittura a olio in motivi irrompenti, con una carica aggressiva appena attenuata dalla luminosità dei limpidi toni. (…)”

Il mio primo incontro con il pittore avviene in Brianza, a Sovico, dove negli anni Sessanta aveva realizzato due affreschi per la Casa della Gioventù, progettata da Ludovico Rossi ed inaugurata dallo scomparso cardinale arcivescovo di Milano, Giovanni Colombo. Vasconi si era imposto con due composizioni in sintonia con la problematica giovanile e con temi ricorrenti nella sua tematica pittorica: lo sport e il lavoro.

Nell’estate 1972 Vasconi, che aveva appena ritirato un prestigioso Ambrogino d’oro, partecipò sempre a Sovico ad Arte- Rassegna ’72: una mostra di artisti contemporanei innovatrice nell’impianto in quanto i collezionisti interessati all’acquisto erano supportati da una commissione “garante” composta dal regista Alberto Lattuada, i critici d’arte Guido Ballo ed Enzo Fabiani, gli artisti Gianni Arde e Luciano Minguzzi e il Gallerista Renzo Cortina. Quando pensai al progetto di una Civica Pinacoteca all’Aperto per il Comune di Seregno Vasconi fu il primo fra gli artisti interpellati a cui fu affidata la proposta di affrescare la città; la sua padronanza della tecnica avrebbe potuto essere di aiuto agli interventi successivi.

Nell’estate del 1976 fu scelto un frontespizio ottenuto dall’allargamento di via San Giovanni Bosco, prospiciente piazza Martiri della Libertà, sul lato destro rispetto al Palazzo dei Nobili Caponaghi e Landriani, sede municipale. Fu ristrutturato il muro divisorio risultante dall’esproprio e abbattimento, alla fine degli anni Sessanta, della casa dei canonici della Collegiata S. Giuseppe. L’affresco fu accolto non solo come innovazione dell’arredo urbano, ma soprattutto come presenza di cultura.

Vasconi, prendendo spunto dalla intitolazione della piazza, si ispir ò al Primo Maggio \ Libertà dei popoli trasferendo in un affresco di ventiquattro metri quadri sensazioni interiori visualizzate da un’immagine personalizzata.

Una pittura sfaccettata nelle varie angolazioni di luce è la peculiarità cromatica dell’artista piemontese: nel susseguirsi vario della figurazione emerge l’anelito della libertà , prerogativa di tutti i popoli.

Oggi Vasconi alla Civica Galleria espone opere del suo intenso lavoro artistico che ricoprono l’arco di un trentennio:dal bronzo Eros (1968) e dall’olio Crocefissione (1972) che trasudano, come ebbe a dire Leonardo Borgese, la derivazione “dal primo cubismo alla Cèzanne e dal primo futurismo “,ma con squarci illuminanti, sino alle Ragazze su cavallo bianco (2000) .

Con il fluire del tempo la sua personale figurazione ha trovato la naturale trasformazione evolvendosi in una disquisita ricerca anatomica di forme raffinate da una tavolozza di toni più caldi e suadenti nella spassionata ricerca di “nuove emozioni evocative”.

L’immagine segreta che Vasconi lentamente ci fa intravedere tra realtà e mito è accentuata in Grande paesaggio (2000) e posta in primo piano dalla foga di reinventare uno spazio di luci e colori vitali per tutta la sfera del tangibile; capace di dilatare le forme da lui abbozzate, la figura tradizionale si amalgama a coreografie idilliache ottenendo degli effetti straordinari soprattutto per le sorprendenti sovrapposizioni create.

Concetti prospettici inventati e messi a punto sulla tela enucleano delle raffinate e particolari Architetture – già sviluppate nelle saghe predilette degli anni Settanta – la cui successione è riscontrabile in modo magistrale nell’olio Dei grandi eventi, eseguito nel 1973, dove i temi sociali del vivere quotidiano – giusta la sottolineatura di Enzo Fabiani – assurgono a racconto “nel quale confluiscono cielo e terra, vita e sogno , amore e sgomento”.

Questa affascinante iconografia che delizia le scene con i cavalli – animale prediletto da Vasconi – costituisce per l’intero corpus creativo un brano pittorico importante e fondamentale per gli studi sull’evoluzione della sua arte che , ruotando intorno alla ” , nuova figurazione” e lasciando alle spalle il “post- impressionismo”, fa emergere in particolar modo la funzione simbolica e l’influenza della coloristica subìta nel corso degli ultimi decenni del secolo scorso.

Una coloristica che Morlotti , in un incontro conviviale nell’ambito del Premio Internazionale “Seregno – Brianza” di pittura del 1977, ravvisava di aver influenzato nel primi segni, così come anche Alberico Sala ricorderà più tardi in un testo di presentazione a proposito de La preghiera “opera più impegnativa della sua inaugurale mostra del 1957- presentata dal grande maestro lombardo Ennio Morlotti che è anche critico colto e acuto -“. Morlotti a proposito dell’affresco seregnese e dell’olio Liberazione in concorso, rilevava in Franco Vasconi la presenza di un rigore formale, conseguente alla liberazione catartica delle scorie accumulate negli anni cinquanta e sessanta, che destava interesse e ammirazione.

L’Amministrazione Comunale in occasione di questa rassegna ha acquisito per le civiche raccolte l’opera Omaggio a Morlotti eseguita da Vasconi nel gennaio 1993, qualche settimana dopo la scomparsa del grande lombardo: riprendendo il ciclo delle “Bagnanti morlottiane” , essa dà vita ed estro ad una composizione sferrata e incisiva nell’accumulo della figurazione per svelare a tutti la sua “immagine segreta”.

Franco Cajani 2002

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