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1990 – Piero Rombi – Criptofigurazioni

Sono trascorsi quasi 30 anni da quando Ennio Morlotti, presentando nel 1961 le figure nascoste di Vasconi, per la prima voltain mostra alla Galleria delle Ore di Milano, ipotizzò alterne possibilità nella genesi di tale figurazione, volendo a tutti i costi ritrovare un meccanismo concettuale che scaturisse dall’antica logica consequenziale “del melo che dà le mele”.
Il tempo e le opere degli anni successivi hanno fornito gli elementi di conoscenza per valutare la portata dell’opera di Vasconi anche in termini di consequenzialità fin dalle origini, fin da quando nel 1936, frequentando la Scuola Superiore d’arte Cristiana del Beato Angelico a Milano e successivamente la Scuola degli Artefici di Brera, emulava Morlotti, amico e maestro, di dieci anni più anziano di lui.
Piemontese, di Spigno Monferrato, Franco Vasconi ha sviluppato la sua arte attraverso un sua personale ricerca formale e cromatica affinata con la realizzazione delle molte opere eseguite in tanti anni. Gli immancabili accostamenti che alcuni critici hanno ravvisato con Cagli, Boccioni e Balla potrebbero risultare delle forzature se è vero che Vasconi non ha mai avuto un rapporto di diretta ispirazione con questi maestri.
Alla base della sua immagine sta un insieme di figure variamente connesse e intrecciate tra loro, in equilibrio lirico tra astrazione e realismo. Gli elementi compositivi sono eterogenei: cavalli, architetture,figure umane oppure fondi marini. Vasconi li scompone, in luci, forme, colori e li riordina in una morbida composizione, armonizzata da un magico gioco di luci e dissolvenze, dove il singolo elemento si attenua a vantaggio dell’immagine globale che dilata così la sua significanza.
Le opere esposte datano dal 1974 al 1990 e sono una rassegna significativa del virtuosismo di Vasconi differenziato per anni e per soggetti ma sempre pregnante di contenuti, mai scontato nelle composizioni e negli intrecci, ricco di apparenze polivalenti, ambigue e accattivanti nel condurre l’immaginazione fino all’inconscio.
Così accade per “Paesaggio con figure” del 1974 e per “Dinamismo” del 1977 ma si riscontra anche ne ”L’urlo”un’opera del 1981 sul tema dei cavalli, a cui Vasconi ha dedicato molti lavori e specifiche rassegne.
Anche nei “Fondi marini” dei primi anni ‘80 il gioco dell’alterazione trasforma le prospettive in un’immaginaria matrice di base dove forme appena accennate si inseriscono tra luci radenti e intrecci polimorfici, affidando alla percezione e all’immaginazione, a momenti alterni, il compito dell’interpretazione.
“Immagine nascosta”, “Dentro lo spazio”, “Centauri” sono le più recenti opere che confermano il valore e la consequenzialità dell’arte di Vasconi nell’evolvere di tanti anni.
Piero Rombi 1990

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