Back to top

1977 – Giuseppe Marchiori

Franco Vasconi, in «Ricordi d’estate »(1973), è riuscito a risolvere il problema imposto dalla visione pittorica: un singolare problema espressivo che si fonda su elementi caratteristici del dinamismo formale futurista e su alcune fantomatiche presenze, che ricordano alla lontana un momento dell’arte di Cagli: quello delle carte stropicciate.
Si tratta naturalmente, di riferimenti esteriori e, come ho detto, formali, in quanto il pittore determina la propria personalità nel racconto, anzi una serie di immagini, che rivelano in lui una autentica vocazione figurativa.
Infatti le sue «storie» sono riconoscibili pur nella trama complessa delle mobili strutture. Sono davvero immagini nascoste, di matrice espressionistica per la qualità della composizione cromatica. Ma sono anche delle vere e proprie criptoforme, che si manifestano nello spazio come crocifissioni, paesaggi, cavalli, evasioni,ricordi, colloqui, compenetrazioni.
Un mondo vario oscillante fra il simbolismo e il realismo, in un raro gioco di mutevoli scambi, sempre destinato a fissarsi nei termini di una illusoria, variopinta realtà.
Soltanto un’analisi attenta potrà definire il carattere della ricerca proposta dall’arte di Vasconi.
E l’analisi allora farà scoprire il sottofondo dell’attenta composizione, basata sul ritmo delle masse e sui più difficili equilibri costruttivi.
L’armonia dei colori si fonda soprattutto sulle combinazioni luminose, che si proiettano nello spazio, diviso in sezioni, secondo un’ottica felicemente inventata e che, nell’«Omaggio alla libertà» (1974), assume un particolare rilievo nella trasfigurazione fiammeggiante dall’immagine, modulata su gamme vibranti di rossi.
E’ questo il senso preciso della ricerca, che ha origine dalla pratica dell’affresco, concepito nella maniera degli antichi nei suoi lineamenti essenziali,ma trasformati nella pittura a olio in motivi irrompenti, con una carica aggressiva appena attenuata dalla luminosità dei limpidi toni.
Non c’è contraddizione in questo rapporto fra luce e dinamismo. Il pittore lo risolve con mezzi inconsueti, suggeriti in un piano fantastico da una ben precisa scelta culturale.
Sarebbe assurdo collocare Vasconi in uno dei soliti casellari critici. Gli archivi non servono in questo caso. L’avventura pittorica lo avvicina a tempi diversi, e quindi a modi diversi, che fanno di lui un pittore indipendente, fuori dalla routine convenzionale.
Si potrebbe tentare di avvicinarlo alla plastica di «Sincronia» (1977), per un riferimento proprio a quella «struttura», che sostiene e nasconde l’immagine, risolta con maggior evidenza nella plastica.
Vasconi se ne serve, quasi per una riprova della validità costruttiva: per abbandonarsi poi a quel fantastico turbinio di carte colorate, che volteggiano nell’aria, come farfalle smarrite, nascondendo allo sguardo l’immagine segreta di quel nucleo poetico, che, nell’arte del pittore, racchiude il mistero di una genesi di forme fluttuanti nello spazio.

No Comments

Leave a Reply