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2014 – Lorenzo Zunino – Ricordo di un grande artista nato a Spigno Monferrato

Da anni cercavo di conoscere il celebre Maestro Vasconi. Non è stato possibile, e forse è meglio così perché negli ultimi tempi avrei conosciuto un uomo ormai spento e rassegnato. Solo il simulacro dell’uomo che partito dal piccolo paese di Spigno per raggiungere nella Milano da bere, ha saputo essere, affrontando la vita come artista e come tale guadagnandosi la stima della critica e del grande pubblico.

Di lui mi parlano però le sue opere che di recente ho avuto la fortuna di osservare nel suo studio milanese. Grandi tele addossate alle pareti protagoniste di mostre e cataloghi, che adesso comunicano quello che il loro autore non è più in grado di fare. L’arte è immortale ed è proprio vero! Quello che un artista lascia, importante o meno, travalica il confine della vita il suo autore. Le opere circolano e allora circola anche il ricordo dell’artista che le ha prodotte, il suo pensiero, il suo gusto, il suo essere parte di una società e del suo tempo.

Oltre alle grandi tele appese ai muri, altre più piccole una contro l’altra per terra. Bronzi carichi di tensione rappresentano cavalli in varie posizioni. Alcune terrecotte descrivono corpi femminili o tormentati nudi essenziali. Tre piatti di ceramica di grandi dimensioni colpiscono la mia attenzione. Volti e personaggi sono descritti mirabilmente. Sempre in ceramica, ma in monocromo bianco delle teste di cavallo accoppiate mostrano un sapienza compositiva assai rara e l’esigenza dell’autore di spingersi oltre la rappresentazione del vero.

Partito da una pittura figurativa di contenuto simbolico, in molti casi ricca di spiritualità come nel caso dell’opera precoce più famosa di Vasconi La preghiera datata 1945, gelosamente conservata dalla famiglia, in cui tre uomini di età diverse, nonno figlio e nipote pregano in una piccola chiesa appoggiati ad uno scranno. Il figlio guarda fisso in alto la figura sacra ormai certo del suo cammino di fede. Il nonno piega la testa in una preghiera sofferente forse in cerca di perdono. Il nipote, ancora lontano dai tormenti dell’anima, osserva l’altare sacro fiducioso negli insegnamenti ricevuti.

Amico di una vita di Ennio Morlotti ed immerso nel clima artistico milanese, inaspettatamente Vasconi vira verso una pittura tutt’altro che materica, fatta di luce diffusa e soave e di figure spezzate da sovrapposizioni delicate che rendono la scena nella sua totalità leggibile ma con una certa difficoltà. La sua pittura mette lo spettatore alla prova lasciandogli comunque un’importante dose di interpretazione personale.

Dino Buzzati aveva azzardato paragonando i quadri dell’amico a scene dipinte su un foglio di carta leggera, piegato casualmente e quindi ricomposto con le mille facce scomposte che ne scaturiscono lasciando sempre nuove sensazioni cromatiche e compositive.

Anche la pittura futurista è stata accostata a quella di Vasconi e può essere plausibile soprattutto nel periodo dei soggetti dedicati al mito della Ferrari in cui le rosse e i cavalli sembrano competere in velocità. Luce, movimento, esaltazione della tecnologia!

Nella sua prolifica produzione di scene a fresco ritorna nel Maestro la sua esigenza profonda, intima di spiritualità. La sua tecnica si piega alle esigenze iconografiche rivelando la scena con maggiori evidenze. Il suo fervore artistico si concede alla creazione dell’impianto compositivo sempre intriso della sua caratteristica luce soave e diffusa, che in questi casi assume quasi una caratteristica ultraterrena. Oltre ai diversi lavori realizzati nelle chiese milanesi e lombarde da vedere assolutamente è il suo affresco nella parrocchiale di Castelnuovo Bormida, risalente al 1953.

Franco Vasconi in tutta la sua produzione sembra cercare una verità profonda che non è quella che gli occhi vedono ma è quella che è colta dallo spirito. La coltre densa, a volte leggera, che ricopre il percorso dell’uomo deve essere sollevata per mostrarsi nella sua reale evidenza. Due sono gli strumenti che possono fare piena luce. Il primo è quello della cultura e, legato a questa direttamente, quello dell’arte che ne è l’espressione più elevata. L’esperienza delle generazioni che ci hanno precedute deve rappresentare un trampolino di lancio per raggiungere un traguardo ulteriore. Occorre applicazione e sacrificio ma la meta è raggiungibile. Il secondo strumento possibile è quello del soffio divino che può liberare l’uomo dalla nebbia e renderlo finalmente in piena luce,

In Franco Vasconi artista e credente i due aspetti coincidono.

 

Da Iter- Ricerche fonti e immagini per un territorio.  n.33  dicembre 2014

 

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